"Vogliono tagliare i fili ai nostri Aquiloni",
Oggi, 16 novembre 2015 dopo un fine settimana bombardato di notizie, immagini insanguinate, non si può non pensare e tirare le somme per cercare di capire dove siamo e cosa sta succedendo.
Dopo aver condiviso , cambiato immagine di profilo, letto e riletto frasi di personaggi di un tempo, la domanda è sempre la stessa: cosa posso fare io?
Dopo tante analisi di professori, politici inadeguati e giornalisti spaventati cerco di capire..ma è impossibile capire cosa passa nella mente di certi fanatici.
"Vogliono tagliare i fili ai nostri Aquiloni", si nel vero senso della parola, se consideriamo le nostre speranze, le nostre aspettative, i nostri sforzi a stare a galla, la progettazione del nostro futuro, il nostro impegno per i nostri figli e nipoti, dei semplici aquiloni.
Hanno colpito nel cuore dell'Europa..questa Europa ogni giorni più vicina ( se consideriamo le distanze) ..quanto lontana nel considerare le istituzioni,Parigi, una città molto cara a tutti noi, ed hanno colpito luoghi di divertimento, svago il calcio e la musica..il mangiare in compagnia.
Vogliono desertificare le nostre città..vogliono pianificare la nostra esistenza, cancellare i nostri programmi, asfaltare le nostre aspettative, unificare il nostro pensiero , iniettando paura .
La miglior reazione è continuare a vivere, ascoltare musica e magari riappendere qualche crocifisso troppo spesso tolto per non urtare, per no farci individuare..
Un pensiero alla famiglia, agli amici di Valeria e di tutti gli altri che sono caduti in quest'imboscata.
Sono convinta che la nostra fine di ognuno di noi sia già determinata, ma questa barbaria è inaccettabile.
Così come è inaccettabile la posizione di alcuni politici che propongono comprensione..mi fermo qui, torno a fare ciò che devo, almeno fin che me lo permetteranno!
NonnaG
venerdì 11 marzo 2016
11 marzo 1934
Nel lontano 1934, come fosse oggi, in una città che oggi nessuno piu' potrebbe riconoscere, veniva al mondo un bambino coma tanti, ma unico per come seppe lasciare nella storia la descrizione della sua città natale, nonostante abbia attraversato e girato il mondo.
Nelle sue canzoni, nei suoi testi, nelle sue poesie ha descritto e lasciato a tutti noi un pezzo del suo cuore già appartenuto a questa città che non ha saputo valorizzare ed apprezzare il poeta che c'era in lui.Per sfiorare il successo ha dovuto andare lontano, e quando è tornato non lo ha accolto come figlio prodigo, ma vessato. Solo chi ha avuto la fortuna di conoscerlo ha potuto gioire delle sue liriche, del suo carattere e della sua generosità culturale,io sono tra queste persone e ne sono fiera, grazie Gipo
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